Mondrone

 
Chiesa di Mondrone nel 1888Piccolo borgo che si ritiene esistesse già attorno all’anno 1000, composto da pochi casolari situati più in alto del paese attuale, sul pendio che sale verso i Granmont, nei prati che ancora oggi sono chiamati “li Borell” ove sono ancora visibili i resti dell’insediamento.
In origine il suo nome era Mondrone, Mondreono, Mondarono, Montdreon, forse dal monte che lo sovrasta, che anticamente era chiamato Mons Dreonis (oggi Uja di Mondrone) La collocazione attuale del paese, tagliato in due parti (chiamate frazione “Colomba” e frazione “Codera”) dal torrente delle Combette (o Rio della Chiesa) si data nella prima metà del 1300. Sino al 1621 il paese fu frazione del comune di Ala di Stura, poi seguendo l’esempio generale dell’epoca, si rese indipendente e tale restò sino a quando fu nuovamente aggregato al Comune d’Ala nel 1928 e tale oggi rimane. Nello stesso periodo anche la parrocchia, eretta indipendente nel 1620, fu assorbita dalla parrocchia di Ala. La perdita di indipendenza non ha scoraggiato abitanti e villeggianti:da quarant’anni un’associazione, il Circolo Mondronese, si occupa di organizzare attività e manifestazioni estive ormai tradizionali e sempre molto seguite.
Mondrone ha di bello la sua solatia posizione, adagiato nei prati ove la valle si allarga ed è dominato dalla maestosa mole dell’Uja, bella ed attraente piramide di un serpentino color ruggine e alta 2964 metri.Si può proprio dire che la natura vi ha profuso a piene mani le sue meraviglie.
Oltre alle molte costruzioni caratteristiche e ben conservate, ai vicoli e alle vedute di un tempo che fu, ricordiamo come rarità la “Gorgia”, stupenda cascata sulla Stura, un orrido maestoso di oltre 60 metri; e la fonte del Pianard, sorgente dalla quale sgorga un' acqua gelida e purissima. Inoltre alcune vecchie e caratteristiche case recano pitture, eseguite da Andrea Bogliano nel 1876; un affresco rappresenta la fuga in Egitto; un altro una madonna con bambino del Mantovani datato 1956.
Le pitture migliori sono quelle che decorano internamente la chiesa e che furono eseguite dal Cav. Luigi Peracchione-Lor per commissione del prevosto.
Sono anche visibili due belle meridiane ora ristrutturate. La prima fu fatta dipingere nell’ottocento dall’Economo Don G. Bricco sul lato a mezzogiorno della chiesa, sopra la porta della sacrestia, e fu per molti anni di pubblica utilità segnando l’ora quando gli orologi erano ancora sconosciuti. La seconda è situata sulla facciata della penultima casa del paese circondata tre dipinti; un paesaggio con sullo sfondo sette stelle (Septentriones” [sette buoi]: l’Orsa Maggiore), l’immagine della Consolata e quella dell’apostolo San Pietro.